Consideriamo i seguenti fatti, che il consumatore medio di solito non valuta attentamente:

  • provengono quasi sempre dalla Cina (di solito dalla regione della Mongolia), e si tratta di coltivazioni vere e proprie, non di raccolta da piante selvatiche (ma continuano a chiamarle sempre “bacche selvatiche”). Se non vengono dalla Mongolia arrivano dal Tibet, che non è altro che un’altra regione della Cina, situata nell’altopiano del Tibet, nella parte nord della catena dell’Himalaya.
  • le coltivazioni di bacche di Goji sono molto intensive e si fa uso di pesticidi in maniera pesante, dato che si tratta ormai di una delle produzioni mondiali più importanti da distribuire in tutto il mondo. Il boom commerciale di questo frutto si è avuto nel 2014 e da allora la richiesta in tutto il mondo è salita enormemente.
  • Il fatto che si tratti di una coltivazione industriale e intensiva pone il problema del residuo di pesticidi tossici e cancerogeni spesso presenti in questi piccoli frutti essiccati. A volte si tratta di pesticidi vietati nella Unione Europea, come ad esempio il Carbofuran, vietato in Europa in Agricoltura dal 2009 ma ritrovato nelle bacche di Goji che provengono dalla Cina e segnalato dal Ministero della Salute proprio pochi mesi fa, vedi qui: https://www.greenme.it/mangiare/allerte-alimentari/27575-bacche-goji-pesticidi-ritiro
  • vari altri lotti di bacche di Goji controllati di recente dal Ministero presentano residui elevati di un altro pesticida tossico (chiamato Propargite) e sono stati segnalati dal Sistema rapido di allerta europeo per alimenti e mangimi (Rasff): http://ilfattoalimentare.it/bacche-di-goji-pesticida-rasff.html Il Ministero della salute invita chi avesse acquistato il prodotto contrassegnato da questo lotto, a non consumarlo e a riportarlo indietro per ottenere un cambio o un rimborso: http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_PubblicazioneRichiami_264_azione_itemAzione0_files_itemFiles0_fileAzione.pdf
  • Anche nel Rapporto di Legambiente “Stop pesticidi” 2017 si parla di campioni di bacche cinesi in cui si sono rinvenuti dai 12 ai 20 residui di sostanze tossiche diverse (nello stesso campione, vedi a pag. 3 del Rapporto): https://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/stop_pesticidi_rapporto_2017.pdf

Tutto questo ci fa capire che se un alimento diventa di moda, anche se ha in effetti delle proprietà nutrizionali molto valide, non bisogna gettarsi a capofitto ad acquistarlo ad occhi chiusi, ma serve sempre informarsi prima bene sulla filiera e la provenienza del prodotto, in particolar modo sul metodo agricolo o di allevamento che è stato posto in essere per produrlo. Da questo punto di vista le bacche di Goji sono uno degli alimenti più non sicuri e contaminati che ci ritroviamo in commercio. In un articolo specifico, dedicato ai “cibi più contaminati e quelli più sicuri”, scritto da Gianpaolo Usai e pubblicato per gli amici di “Alveare che dice Sì”, abbiamo elencato e parlato della situazione odierna dei cibi con il più alto residuo di pesticidi, micotossine e metalli pesanti: http://blog.lalvearechedicesi.it/2018/05/24/sostanze-tossiche-i-cibi-piu-contaminati-e-quelli-piu-sicuri/

Infine è da ridimensionare anche il mito delle bacche di Goji come cibo altamente antiossidante, in quanto da analisi di laboratorio risulta che le comuni more e mirtilli hanno valore antiossidante decisamente superiore alle bacche: https://agemony.com/2017/09/26/meglio-le-bacche-goji-mirtilli/

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