La cocciniglia è un insetto e dalla sua carcassa si ricava un estratto polverizzato di colore rosso carminio, che viene utilizzato come colorante (indicato con la sigla E120 in etichetta) in numerosi prodotti alimentari industriali, dal Campari ai succhi di frutta arancia rossa e agli yogurt alla frutta rossa (fragola, vedi yogurt Danone in foto più in basso). Esistono studi attendibili sulla sicurezza per la salute umana per l’uso di questo colorante ricavato dagli insetti? No, non ce ne sono a dire il vero. Al contrario, nel corso dei decenni ormai (sin dal 1978 si studia questa sostanza), sono stati fatti moltissimi studi per capire quali siano le dosi a cui questo colorante scatena problematiche allergologiche e immunologiche quali asma, allergie, orticaria, e persino shock anafilattico! Se ci sono stati tutti questi studi scientifici e test sulla sostanza (la tossicità è stata rilevata da molti degli studi eseguiti, si veda la ampia bibliografia che lasciamo a fine articolo), ciò è a conferma del fatto che non si tratta certamente di una sostanza innocua come potrebbe sembrare (il fatto che una sostanza sia di origine naturale non significa che sia esente da problematiche per la salute). Se invece si trattasse di un colorante come l’estratto di mirtillo o di barbabietola rossa, poniamo, le problematiche di salute e allergie sarebbero pari a zero. Questi ultimi due coloranti naturali iniziano infatti oggi ad essere impiegati come coloranti alternativi e più sicuri della cocciniglia negli alimenti, assieme ad altri estratti naturali come il betacarotene, la curcuma o la paprika.

Il colorante alimentare E120 si ottiene dalle cocciniglie, una famiglia di insetti della stessa sottoclasse delle coccinelle, in particolare dalle femmine di due tipi di cocciniglie americane: Dactylopius coccus e Kermes vermilio. Le cocciniglie vengono allevate in piantagioni di cactus – in Europa li si alleva in Spagna soprattutto, e in Sud America in Messico. La sostanza rossa è presente soltanto nelle femmine e si trova in maggiore concentrazione in quelle gravide (è possibile quindi ipotizzare che tale sostanza sia fondamentale soprattutto per la crescita dei feti di cocciniglia, e qui si potrebbe aprire anche un bel tema di etica e di “cruelty free”, specie per i consumatori vegani e le persone che seguono alimentazione Kosher e Halal, cioè ebrei e musulmani). Le cocciniglie vengono allevate sulle pale dei fichi d’india; gli esemplari femminili vengono raccolti con spatole metalliche poco prima della deposizione delle uova e lasciati morire e seccare al sole, dopodiché vengono macinati per ottenere la polvere poi trattata con acqua calda per estrarre la molecola colorata, l’acido carminico. Successivamente l’acido carminico viene trattato con dei sali di alluminio al fine di ottenere una lacca dal colore più brillante. La lacca viene precipitata per aggiunta di etanolo, in questo modo si ottiene una polvere solubile in acqua.

Il colorante cocciniglia sintetico meno costoso

Dato il discreto costo di produzione e la provenienza animale non cruelty free di questo composto, è stato in molti casi sostituito con altri estratti carminici sintetici – fatti quindi al 100% in laboratorio e non derivati dall’insetto – come ad esempio il E124, denominato anche Rosso Cocciniglia A e anche Ponceau 4R. Il “rosso cocciniglia A” è infatti un colorante di tipo azoico sintetico ottenuto chimicamente. La sua colorazione è simile a quella ottenuta dagli insetti cocciniglie. Anche il colorante E124 si trova nei prodotti alimentari come ad esempio: caramelle, sciroppi, salse ketchup, caviale in scatola, bibite, ciliegie candite, ghiaccioli, gelati, marzapane, gelatine. ecc. Poiché esso è un colorante azoico, potrebbe essere problematico in persone intolleranti ai salicilati, ovvero a chi è allergico all’aspirina, per intenderci. Parleremo dei coloranti azoici in un successivo articolo dedicato appositamente a loro.

Questo colorante viene impiegato inoltre anche per fabbricare rossetti e blush in cosmesi, per tingere tessuti nell’abbigliamento, per preparare vernici nel settore edile, e anche nel settore farmaceutico per colorare pillole e farmaci vari. A noi però interessa approfondire l’aspetto alimentare e e capire in quali alimenti è possibile ritrovare questa sostanza. Oggi la possiamo trovare persino in macinati di carne e hamburger, sicuramente in caramelle e dolciumi, succhi di frutta arancia rossa (che di arance ne contengono ben poche, come potete intuire già fin d’ora, ma vengono poi colorati col colorante), yogurt, bevande analcoliche per gli aperitivi, gelati, confetti colorati, salumi, gelatine, torte.

I lettori e consumatori più scrupolosi possono comunque evitare l’acquisto di tutti questi prodotti alimentari con coloranti usufruendo dei consigli sui prodotti alimentari di migliore qualità disponibili all’interno del nostro Servizio di spesa assistita: —> Food Shop Assistant

In foto: un tipico yogurt industriale che impiega i coloranti a base di insetto cocciniglia.

Pericolosità dei coloranti alimentari

E’ noto da tempo come i coloranti e gli aromi siano sostanze problematiche a livello alimentare, specialmente per i bambini e categorie di individui particolarmente sensibili e predisposte a sviluppare problemi immunologici con l’assunzione di questi composti: https://www.ilfattoalimentare.it/bimbi-iperattivi-coloranti-alimentari-vanno-dichiarati-in-etichetta.html

Vi sono per esempio studi scientifici che mostrano come nelle fabbriche in cui si produce e si lavora il colorante cocciniglia si siano sviluppati numerosi casi di asma professionale tra gli operai (vedi https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/13679965 ).

Altri studi scientifici sul colorante cocciniglia: l’effetto allergologico dell’acido carminico è stato ampiamente dimostrato dagli studi scientifici, vedasi ad esempio addirittura dei casi di shock anafilattico causati in alcune persone dopo aver semplicemente bevuto delle bevande alcoliche contenenti tale colorante: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9404569

Altri studi scientifici su allergie e asma provocati da ingestione o inalazione del colorante E120 possono essere consultati ai seguenti link:
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/13679965

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/7538438

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10624494

Ma allora, come mai questo colorante è ammesso nei prodotti alimentari, farmaceutici, nella colorazione di tessuti…? Beh, essenzialmente perchè l’industria lo vuole usare per abbattere i costi di produzione. Usare infatti sostanze naturali come vero succo di arancia rossa o estratti di barbabietola o di mirtilli, costerebbe decine di volte di più rispetto a questi coloranti ricavati dall’allevamento delle cocciniglie o anche dai coloranti sintetici. E quindi le lobby industriali esercitano le giuste pressioni sugli enti legislativi preposti alla sicurezza alimentare (da noi in Europa l’ente preposto a controllare le sostanze come i coloranti e ad autorizzare il loro impiego o meno nei cibi è l’EFSA, che ha sede a Parma). Gli enti legislativi di solito non partono mai con un netto rifiuto ed un invito a cercare soluzioni più salutari e meno problematiche, al contrario effettuano test e studi per valutare la soglia critica del prodotto, ovvero la dose realmente pericolos come dicevamo prima. Ma la soglia critica è sempre una soglia stabilita in maniera convenzionale e riferita ad un campione di individui ben specifico, di solito persone adulte sane del peso di 60 chili. Questo significa che mediamente la dose che si stabilisce come utilizzo non comporta problematiche acute e immediate a livelo immunologico in adulti di 60 chili di peso corporeo. Ma si tratta appunt di una media, questo significa che vi sono sicuramente anche individui di 60 chili fuori media a cui la sostanza darà sicuramente fastidio. E vi sono individui più “fragili” e dal peso corporeo inferiore ai 60 chili – come i bambini – a cui queste sostanze comportano dei problemi. Tutto ben documentato dagli studi che sono stati fatti.

Altri prodotti che impiegano il colorante cocciniglia

Di seguito potete vedere una serie di “alimenti” (che non alimentano affatto, tranne il portafoglio di chi li produce e li mette in vendita….) che fanno uso della polvere di cocciniglia per colorare il prodotto. In ordine appaiono:

Quindi perchè non seguire la strada di vietare completamente l’uso di queste sostanze, anzichè cercare di stabilire una dose che mediamente non crea danno? Non sarebbe più sensato invitare l’industria ad usare coloranti naturali innocui come quelli a cui accennavamo sopra? In parte lo si fa, ma in parte si lascia la libertà di usare legalmente i coloranti meno costosi e più problematici, quindi ci saranno sempre aziende che metteranno tali coloranti nei loro prodotti.

Infine proviamo a valutare obiettivamente anche il reale valore nutritivo di questi prodotti contenenti i coloranti, aldilà della presenza del colorante, possiamo ritenerli buoni prodotti adatti per una corretta nutrizione? Per esempio, se in un macinato di carne si deve impiegare il colorante rosso, proprio tanto fresco e buono non sarà quel macinato come materia prima di partenza, non vi pare? Se nel succo di frutta all’arancia rossa impiego solo il 30% di arancia e poi coloro col colorante e insaporisco con lo zucchero, proprio tanto salutare non è questo succo, giusto? Se fosse un succo di arance rosse al 100% avrebbe un sapore, una dolcezza e un colore naturali sensazionali! Non servirebbe aggiungere nient’altro. Invece tali succhi aggiungono soprattutto acqua, colorante e zucchero. Non occorre essere degli esperti agroalimentari per capire che a volte le soluzioni adottate dall’industria alimentare sono dei ripieghi molto furbeschi che puntano all’apparenza ma hanno poca sostanza. A noi serve la sostanza, si tratta di cibo diamine, non si tratta di comprare una marca di scarpe o un’altra, un tipo di prodotto che influirà poco o niente sul nostro benessere e la nostra salute. Si tratta di cibo e quindi di sostanze chimiche, che hanno molteplici effetti biochimici all’interno del nostro corpo, nel bene o nel male a seconda di cosa immettiamo!

La cosa importante dunque è innanzitutto quella di essere ben informati e consapevolizzati sul cibo che ogni giorno abbiamo a disposizione e acquistiamo. Dopodichè noi possiamo “prendere le misure” e tutelare meglio la nostra salute, per esempio possiamo ridurre il consumo di certi prodotti e aumentare quello di altri più salutari e funzionali per il nostro benessere. Nel momento in cui conosciamo queste informazioni (per esempio in questo preciso momento per molti di coloro che vengono a conoscenza solo ora dell’argomento cocciniglia) possiamo fare una scelta di acquisto libera e volontaria. Lo vogliamo ripetere perchè suona davvero bene: scelta di acquisto libera e volontaria. Possiamo acquistare ugualmente il prodotto oppure lasciarlo intenzionalmente sullo scaffale, di modo che a chi l’ha prodotto possa avanzare come rimanenza di magazzino e quindi costituisca un costo di smaltimento o di invenduto! E magari questo costo orienterà piano piano l’industria verso soluzione diverse che il consumatore mostra di preferire.

Infine, per correttezza di divulgazione, lasciamo ai lettori anche la vasta bibliografia scientifica prodotta ad oggi sugli studi del colorante cocciniglia e sull’acido carminico, non sia mai che qualcuno avesse voglia di pensare che tutta questa trattazione fosse fantasia o frutto di uno spirito “complottista” da fanatici antisistema. Ebbene, il sistema ha prodotto molti studi su questa sostanza, evidentemente se viene così tanto studiata non sarà proprio come usare un estratto di fragola o ciliegia, non credete?

A presto!

Bibliografia degli studi scientifici sul colorante cocciniglia

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