Gamberi argentini (pescati) sgusciati

Questo prodotto è in vendita presso i supermercati Coop. Diciamo subito però che presenta dei pro e dei contro, per cui non rientra tra i prodotti che Cibo Serio consiglia senza riserve. Per quanto riguarda gli aspetti positivi senz’altro è buono il fatto che siano gamberi da pesca in mare, e non da allevamento. Oggi il 90% dei gamberi e gamberetti presenti nelle pescherie e nei supermercati è infatti proveniente dagli allevamenti dell’Asia, soprattutto del Vietnam. E questi sono prodotti da scartare immediatamente in quanto pieni di residui di antibiotici, pesticidi, e altre sostanze chimiche tossiche presenti negli allevamenti di pesce. Inoltre presentano un profilo di grassi diverso da quello dei pesci che vivono in mare e che si nutrono solo in maniera spontanea e solo del cibo che per loro è naturale trovare nel mare. Negli allevamenti invece la nutrizione è forzata e spinta 24 ore al giorno, e soprattutto è a base di mangimi contenenti conservanti molto tossici come il BHA e il BHT (ne abbiamo parlato a proposito delle orate di allevamento, vedi la categoria “Analisi di prodotto” nell’area privata del Food Shop Assistant, dal menù) ed è a base di alimenti come soia, mais, olio di semi ecc., tutte sostanze che i pesci in mare non trovano e non mangiano, quindi sono alimenti che creano infiammazioni e malattie nei pesci, ma per l’industria non importa, basta che questi mangimi facciano crescere il pesce di taglia per poi essere venduto!

Contiene il conservante bisolfito di sodio

Tra i contro per l’acquisto e consumo di questo prodotto invece dobbiamo elencare il fatto che tra gli ingredienti ritroviamo il metabisolfito di sodio, un conservante e antiossidante che può creare problemi di salute, anche seri.

Questo conservante va sempre dichiarato in etichetta per legge nei prodotti alimentari, perchè si tratta di una sostanza che può provocare allergie anche serie, mal di testa e altri disturbi anche intestinali. Tipicamente si usa nei vini ma è usato anche in altri prodotti come la frutta secca o il pesce. Un quantitativo considerevole di solfiti negli alimenti può provocare disturbi seri ai soggetti allergici a queste sostanze. L’obbligo di dichiarare la presenza di questi conservanti vige nel caso in cui il contenuto sia superiore a 10 milligrammi per litro o per chilogrammo.

Nei crostacei la quantità massima di solfiti ammessa per legge è di 150 mg/Kg, ovvero 150 milligrammi ogni chilo di prodotto. Questo quantitativo potrebbe essere perfettamente tollerato da molte persone, ma in altre persone invece potrebbe causare disturbi e fastidi come cefalea, nausea, gonfiore intestinale o allergie cutanee anche molto vistose. Particolare attenzione all’uso di cibi contenenti i solfiti devono prestare coloro che hanno allergia all’aspirina, nei quali le reazioni allergiche dei solfiti sono forti.

Da questo punto di vista il prodotto in foto andrebbe consumato solo saltuariamente e solo da persone che non hanno allergie ai solfiti.

Cosa sono i solfiti

I solfiti negli alimenti – così come l’anidride solforosa – sono impiegati come conservanti, per contrastare l’ossidazione e la diffusione di microbi, muffe, lieviti e batteri. I prodotti ricchi di zuccheri o amidi sono più soggetti a questi problemi di deterioramento. La solfitazione aiuta anche a preservare l’aspetto dei cibi, evitando l’imbrunimento dei colori. In base alla dose, questi additivi possono svolgere azioni conservanti più o meno intense. I solfiti negli alimenti sono impiegati in forma solida e in polvere, mentre l’anidride solforosa può essere utilizzata in forma gassosa o liquida.

Come riconoscerli in etichetta

Per leggere correttamente le etichette dei prodotti alimentari, è necessario conoscere alcuni nomi tecnici delle sostanze. Ecco con quali nomi chimici e sigle vengono identificati i solfiti negli alimenti.

  • Anidride solforosa, E220
  • Solfito di sodio, E221
  • Bisolfito di sodio, E222
  • Metabisolfito di sodio, E223
  • Metabisolfito di potassio, E224
  • Solfito di potassio, E225
  • Solfito di calcio, E226
  • Bisolfito di calcio, E227
  • Potassio solfito acido, E228

La presenza di solfiti negli alimenti va indicata riportando il nome chimico o il codice identificativo. Nel caso di prodotti freschi, invece, non vige l’obbligo di segnalarne presenza e quantità. La quantità massima di solfiti negli alimenti è fissata dal Regolamento europeo 1129 del 2011.