E’ di oggi 8 Aprile la notizia ufficiale che nei supermercati italiani, nelle ultime settimane, si assiste ad un aumento dei prezzi che sfiora la speculazione con rialzi fino al 75% rispetto ad un mese fa, per quanto riguarda molti beni alimentari tra cui uova, farina, lievito di birra, frutta e verdura, creme spalmabili.

I rappresentanti della Grande Distribuzione e dell’industria si difendono dicendo che l’aumento dei prezzi di frutta e verdura è dovuto al fatto che manca la manovalanza nei campi (i lavoratori stranieri, assenti in presenza del divieto di assembramento emanato dal Governo). Mentre per l’aumento del prezzo della farina il presidente di Federalimentare Luigi Scordamaglia ha dichiarato su RAI1 stamane che l’Italia dipende in parte dall’arrivo di grano estero e in questo periodo di emergenza Covid non è possibile approvvigionarsi come di solito con il prodotto estero quindi c’è un calo nella disponibilità del prodotto grano, da qui l’aumento del prezzo.

Queste le scuse addotte dall’industria appunto, e dalla Grande Distribuzione, per giustificare un aumento enorme nei prezzi di quei beni alimentari che gli italiani ricercano in questo periodo in maniera più insistente: farine, lievito, uova, mascarpone, creme spalmabili per fare dolci e torte in casa. Sempre Scordamaglia ha precisato che “si tratta comunque di un aumento di soli pochi centesimi rispetto al prezzo di un mese fa, altrimenti sarebbe una situazione di speculazione e come tale punibile penalmente”

Gli aumenti sono enormi, non di soli pochi centesimi

Facciamo notare comunque che non si tratta in realtà di piccoli aumenti, e che gli aumenti sono presenti anche su beni come le uova, che non dipendono nè dal mercato estero (tutte le uova in commercio in Italia sono italiane da alcuni anni) e nè dalla mancanza di manovalanza in quanto il settore alimentare non è colpito dai divieti e dalle chiusure di questi giorni del governo, anzi è uno dei pochi settori a cui è stato permesso di lavorare a pieno regime, assieme a quello farmaceutico.

Le uova ad esempio, hanno registrato un aumento del 45%, passando da un prezzo medio di 2,00 euro la confezione a 2,90 euro. Un pacco di farina da 1 Kg è passato dal costo di 0,80 centesimi di un mese fa a quello di 1,40 euro di oggi. Si tratta di un aumento del 75%, lo stesso dicasi per il lievito di birra passato da 0,50 a 0,70 con aumenti del 40%. Non si tratta quindi di pochi centesimi di aumento ma di rialzi fino al 75%, come nel caso della farina, con variazioni di +60 centesimi al chilo. Appare francamente un aumento che poco ha a che fare con la manovalanza e con il rallentamento dei flussi di merce dall’estero, anche perchè le industrie hanno magazzino in cui stoccano beni per interi trimestri se non semestri, pertanto i beni non sono certamente esauriti nell’arco di un mese. Il dubbio che si assista più ad un rialzo di tipo speculativo rimane quindi lecito.

Cosa si può fare?

La cosa più importante è capire che per sfuggire a queste logiche di profitto della grande distribuzione è preferibile fare la spesa da produttori italiani e possibilmente locali, del proprio territorio. L’autosufficienza in campo alimentare è una cosa molto positiva, che oggi manca e che avrebbe molti risvolti importanti per migliorare sia la qualità della nostra alimentazione che la salute dei territori e dell’ambiente, in cui acquistando solo cibi locali si ridurrebbe drasticamente l’inquinamento atmosferico e la produzione di plastica e imballaggi. Esistono diversi canali di acquisto sicuri e che offrono cibi di migliore qualità rispetto a quelli della Grande Distribuzione, come i GAS, i mercati contadini, i punti vendita aziendali delle piccole aziende agricole, i servizi di consegna a domicilio dei beni dei contadini locali, presenti oggi in molte città italiane e ben gestiti dai gruppi dei produttori stessi. Su Cibo Serio si possono trovare tutti questi produttori locali aderendo al servizio di spesa consapevole ed educazione alimentare Food Shop Assistant: https://ciboserio.it/food-shop-assistant/

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