Annata anomala di scarsa produzione per il kako campano. La grandine all’inizio di ottobre ha colpito vasti appezzamenti nelle tre province di Caserta, Napoli e Benevento, compromettendo circa il 30% della produzione di uno dei principali operatori della regione: l’azienda Giovani Coltivatori, che coltiva circa 50 ettari a kako Tipo e altri 25 ettari a Rojo Brillante. 
 
“In Campania, le prime raccolte del Tipo sono iniziate a fine settembre, in ritardo di 9-10 giorni rispetto alla normale tabella di marcia. Mentre i primi stacchi di Rojo Brillante li abbiamo programmati per la metà della prossima settimana – spiega a Italiafruit News Emilio Nuzzo, fondatore della Giovani Coltivatori – Quest’anno, purtroppo, abbiamo subito ingenti danni da grandine, ma non nascondo che sulle piante si vede anche poco prodotto. E i calibri, di conseguenza, sono sostenuti”.
 
Anche gli areali del Nord Italia dovrebbero disporre di una produzione limitata e inferiore all’anno precedente, secondo le informazioni raccolte da Nuzzo. “La riduzione dell’offerta dovrebbe impattare positivamente sul prezzo di mercato, che al momento si sta posizionando su un buon livello – sottolinea Nuzzo – Chiaramente sta diventando complicato fare previsioni e programmi di vendita, a causa del cambiamento climatico e degli eventi estremi sempre più frequenti, come la recente grandine. Ancora oggi in Campania abbiamo appezzamenti con kaki verdi, che faticano a prendere colore per via delle temperature sopra le medie stagionali”.
Kaki spagnoli nei nostri supermercati
Spostando l’attenzione sul mercato, l’azienda è irritata per il fatto che i kaki spagnoli sono presenti in Italia da metà settembre. Come hanno fatto le aziende iberiche a produrre così presto? “Semplice: il governo spagnolo – risponde – consente l’uso di prodotti chimici per anticipare o posticipare le raccolte. Prodotti che qui in Italia sono vietati per legge. In questo modo, la Spagna riesce a scaglionare la propria produzione nel corso di tutta la stagione”.
 
Anche per il controllo della mosca della frutta, c’è una differenza netta tra Italia e Spagna: “Qui in Campania possiamo utilizzare il Trebond Up, un insetticida molto debole per il quale sono necessari quasi due trattamenti per ogni settimana – prosegue il fondatore della Giovani Coltivatori – Gli spagnoli possono invece sfruttare un numero elevato di agrofarmaci estremamente potenti, con i quali riescono a fare un trattamento ogni 15 giorni e, quindi, a ridurre notevolmente i costi di produzione. Questo non è giusto”. 
 
“Tanti produttori italiani, come noi, oggi si sentono discriminati. Le regole sui fitofarmaci all’interno dell’Unione europea devono essere uguali per tutti, ma non lo sono. E il nostro Governo, che dovrebbe lavorare per tutelare la nostra agricoltura, è troppo disattento sull’ortofrutta d’importazione. Stiamo subendo – conclude – una situazione davvero paradossale“. 
FONTE: 2019 Italiafruit News
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