Acquistare biologico è certamente un valore aggiunto, ma solo se compriamo alimenti davvero salutari. Le industrie tentano in tutti i modi di fare profitti anche con i cibi spazzatura, rivestendoli con l’aureola di benessere associata al mondo del BIO.

Sappiamo ormai che un alimento biologico ci offre maggiori garanzie per la tutela della nostra salute, perché gli studi dimostrano inequivocabilmente come un frutto bio o i cereali da agricoltura biologica siano meno inquinati da sostanze tossiche come pesticidi, regolatori della crescita, coloranti di sintesi, tutti elementi questi che non troveremo nel piatto con una spesa consapevole che mira ai cibi Bio, in quanto parliamo di sostanze espressamente vietate nella produzione del cibo biologico. Ma anche nel settore del cibo biologico occorre prestare attenzione e fare scelte di acquisto accurate, perché l’industria e il marketing si è impossessata delle produzioni biologiche al pari di quelle convenzionali. Il discorso di fondo è sempre quello di saper scindere una filiera sana da una che è “malsana” perché mette al centro la quantità e le economie di scala a discapito della qualità e della salute di tutti: ambiente, lavoratori e consumatori. E proprio i consumatori sono l’anello finale di una catena produttiva che se non è virtuosa finisce per nuocere alla salute. Anche i bambini sono bersaglio di industriali dell’agroalimentare, vittime innocenti di un marketing che punta al profitto e non guarda in faccia nessuno. Un marketing talmente spietato oggi, che si serve dei genitori (manipolandoli e influenzandoli) per vendere ai bambini prodotti non salutari. Non salutari ma biologici! E’ questo il paradosso a cui assistiamo spesso.

Quando il marketing inganna

Prendiamo il caso dei succhi di frutta. Quale genitore dubiterebbe mai di un succhino di frutta biologico? I succhi di frutta nell’immaginario collettivo sono percepiti già di per sé come un alimento salutare, se sono anche Biologici meglio ancora. E invece le cose non stanno affatto così. Ciò che è scientificamente validato dagli studi è la frutta fresca o le spremute fresche di frutti, non il succo confezionato e pastorizzato che offre l’industria.

Ma il marketing è riuscito negli anni a far passare il messaggio che la merenda più sana per i bambini sia un bel succo di frutta, magari in comodissimi brik da mettere nella cartella e portare a scuola. Con questo dogma le multinazionali sono state capaci persino di produrre dei prodotti per i bambini che nuocciono talmente tanto alla loro salute da dover essere accompagnati con dei bollini di avvertimento per la salute, come quello che vedete in foto qui sotto:

Non sarà sfuggita infatti la dicitura del bollino: “consumo moderato per i bambini”. Come mai questa raccomandazione? Il motivo è semplice, si tratta di un preparato ricco in zuccheri, e persino in zuccheri aggiunti, dal momento che questo prodotto contiene fra gli ingredienti anche lo zucchero di canna, come se non bastassero gli zuccheri della pera. Ebbene, il quantitativo totale di zuccheri che un bambino ingerisce con questi succhini biologici è veramente spaventoso (da cui il bollino di avvertimento), pensate che ammonta a 29 grammi per brik. E parliamo solo di un piccolo brik da 200 ml di bevanda. Possiamo conoscere queste informazioni e fare questa aspra considerazione guardando alla lista ingredienti e alla tabella nutrizionale del succo, che leggiamo sul retro della confezione

E’ chiaramente qualcosa di non raccomandabile! 29 grammi di zucchero tutti di filato, pari a circa 6 cucchiaini di zucchero! Ma quale genitore responsabile vuole “zuccherare” a tal punto il proprio figlio? Pertanto questo prodotto sarà anche biologico, ma non consigliabile in nessun modo.

Vediamo un altro esempio di biologico furbetto: succhi di mirtillo “senza zuccheri aggiunti”, che giocano sul concetto di zucchero inteso unicamente come saccarosio, quello della zuccheriera, ma mascherano l’aggiunta di altri zuccheri a tutti gli effetti quali i succhi di mela e di mirtillo da concentrato. Alla fine quello che conta per la salute del consumatore è quanto il prodotto sia zuccheroso e quanti zuccheri leggiamo nella tabella nutrizionale, non importa se quegli zuccheri arrivano dal comune zucchero bianco da tavola oppure da succhi di frutta concentrati e ottenuti per evaporazione. Sono sempre zuccheri. Aggiunti, per giunta. Mi preme ricordare infatti che tutti i succhi da concentrato altro non sono che un concentrato di fruttosio, glucosio e saccarosio, ossia zucchero! Non si tratta purtroppo di un un concentrato di vitamine, come ingenuamente qualcuno potrebbe supporre. Il concentrato è solo lo zucchero, dal momento che questi preparati concentrati si ottengono per evaporazione e pastorizzazione, due processi termici che distruggono le vitamine e gli enzimi del succo di frutta di origine, e quel che rimane è solo la parte degli zuccheri.

Oppure che dire dell’enorme mercato di creme spalmabili biologiche fiorito negli ultimi anni? Tutti alternativi alla più celebre e blasonata Nutella, ma in fin dei conti sono davvero creme più salutari di quella più venduta al mondo? Occorre chiederselo, perché altrimenti il rischio (molto alto) è quello di spendere dei soldi in più per acquistare lo stesso identico prodotto che si vorrebbe evitare in quanto ricco di zucchero e olio di palma, in sostanza.

Nell’esempio che segue mostro una crema di nocciole e cacao di una azienda biologica, che tuttavia non ha nulla di diverso o di migliore rispetto alla più rinomata e amata crema spalmabile di cui gli italiani sono pazzi. Anzi, una cosa diversa ce l’ha senza dubbio: il prezzo. Costa 6,90 euro al vasetto, anziché i 3,90 euro circa della crema non biologica. Eh già, perché per tutto il resto e in particolare per la qualità nutrizionale sono prodotti sovrapponibili: il primo ingrediente del prodotto è sempre lo zucchero anche nella crema biologica (metà prodotto è zucchero in entrambi i vasetti, in particolare), eppoi il contenuto di nocciole passa dal 13% della Nutella al 20% della crema Bio, non di certo una variazione apprezzabile, specialmente sapendo che in commercio sono presenti invece prodotti con 45% o anche con 60% di nocciole. Inoltre sono presenti anche creme che al posto dello zucchero impiegano il miele di piccoli apicoltori, sicuramente un miglioramento nella qualità, dato che nel miele possiamo ritrovare vitamine, minerali, sostanze antibatteriche e antiossidanti che nello zucchero non troveremo mai.

Anche per quanto riguarda alcune tipologie di cibi animali, è bene non cadere nella trappola del marketing che vuole affermare una superiorità a prescindere del cibo Bio rispetto al convenzionale. Un esempio lampante di questa categoria potrebbe essere il salmone affumicato biologico. Ebbene, si trata di un prodotto che deriva da salmoni di allevamento, ai quali viene somministrato del mangime biologico anziché del mangime convenzionale. Ma rimangono sempre pesci di allevamento ai quali viene forzata l’alimentazione per ottenere un accrescimento rapido (e maggiori profitti di vendita), non sono pesci liberi in mare e non si alimentano come il salmone selvaggio. Anche in questo caso servirebbe esercitare un po’ di accortezza appunto, e a mio avviso non vale assolutamente la pena incentivare questo genere di industrie con l’acquisto. Preferite sempre un salmone affumicato selvaggio, mai quello da allevamento. La differenza da un punto di vista nutrizionale e di qualità è vistosa e importante, ne parleremo più a fondo in un articolo futuro magari.

Biologico è meglio, ma solo con il cibo sano

Occorre chiedersi quindi se in fin dei conti comprare cibi biologici convenga davvero per una salute migliore. Per molti biologico significa sano, ecologico, ritorno alle origini. Per altri significa truffa, prezzi esagerati, business. Come accade in molti casi la tendenza è quella di schierarsi da una parte e affidarsi totalmente al proprio credo. Ma la realtà è quasi sempre a metà strada fra gli schieramenti opposti e polarizzati. “In medio stat virtus”, dicevano i Romani, e in questo caso la definizione calza proprio a pennello. A mio avviso il mondo del Biologico è semplicemente uno degli ambiti da cui prendere il meglio, come ogni cosa. C’è infatti chi compra tutta la spesa nei negozi biologici e con la convinzione che quella scelta sia assolutamente più salutare. Ma questa convinzione non è vera in realtà. Il biologico diventa essenziale se la persona mangia alimenti integrali, se mangia sempre la frutta con la buccia (e questo è sempre auspicabile dal momento che molti dei nutrienti utili stanno proprio nela buccia), ma diventa assolutamente inutile se la mia spesa è a base di farine raffinate o se nella mia dieta faccio largo uso di vino, per esempio. Se io bevo un litro di vino al giorno e decido di prenderlo biologico, alla lunga mi verrà la cirrosi lo stesso. Se mangio pacchi di biscotti Bio ogni settimana, sono sempre biscotti e zucchero, che non apportano un maggior benessere. Quindi ha sicuramente senso preferire il prodotto biologico, perché privo di sostanze chimiche sicuramente tossiche, e perché più denso di nutrienti utili come vitamine, minerali e antiossidanti, ma bisogna esercitare attenzione su quale prodotto vado a comprare. Il consumatore non deve affidarsi dunque ciecamente ad un marchio o ad un bollino, ma coltivare la sua capacità di saper scegliere, di saper leggere gli ingredienti e valutare se ciò che acquistiamo è veramente salutare. In definitiva scegliere biologico conviene sempre e costituisce un vero valore aggiunto quando ci orientiamo verso cibi naturali e davvero genuini, ma non è utile se la scelta ricade in prodotti confezionati industriali che di base sono comunque dei cibi non salutari, come quelli di cui abbiamo parlato in questo articolo e molti altri che oggi il marketing ci propone continuamente come alternative più sane. Una merendina Bio fatta con zucchero, farina bianca, olio di palma e aromi non merita il nostro interesse, al pari di quella non biologica.

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