Nell’immaginario collettivo i farmaci salvano vite, curano le malattie e operano tutta una serie di meraviglie per l’uomo. In parte è vero, nel senso che alcuni farmaci (solo alcuni, non la maggior parte di quelli messi in commercio…) possono in effetti apportare dei benefici nella sintomatologia di malattie e disturbi di varia natura. Va considerato però che anche i farmaci più efficaci e utili, come il cortisone e gli antinfiammatori, possono nuocere gravemente alla salute qualora si finisca per farne un uso continuato ed eccessivo, e questo è ampiamente dimostrato e perfino dichiarato nei foglietti illustrativi dei farmaci stessi. Ad esempio, usare continuativamente o con troppa frequenza i farmaci cortisonici può far venire il diabete o l’osteoporosi e i casi concreti di persone che hanno avuto questi effetti collaterali sono ormai milioni nel mondo. Pertanto il farmaco può essere utile ma al contempo danneggiare lo stato di salute della persone: uso il cortisone con regolarità per tenere a freno una malattia autoimmune come il morbo di Crohn o l’artrite reumatoide, ma questo farmaco mi fa venire il diabete. Da lì avrò bisogno di altri farmaci per controllare il diabete, e altri effetti collaterali porteranno altri squilibri o malattie e così via in circolo vizioso che oggigiorno è tipico di tante persone, specialmente quando si arriva oltre i 50 anni e si comincia a prendere vari farmaci.

Ma quello che non è noto al grande pubblico, oltre a ciò che abbiamo appena constatato, è il fatto che l’industria farmaceutica non si faccia alcuno scrupolo a inserire tra gli ingredienti dei farmaci anche sostanze notevolmente tossiche e talvolta cancerogene. Questo avviene per tantissimi medicinali e anche integratori. Vi faccio oggi un esempio clamoroso, che potete benissimo estendere e “moltiplicare” per molti altri farmaci.

Ibuprofene: cura ma può anche fare male alla salute!

Il farmaco in foto è uno dei più diffusi e utilizzati farmaci antinfiammatori usati in Italia e nel mondo, il suo principio attivo è una sostanza che riduce l’infiammazione dell’organismo e si chiama ibuprofene. E’ prescritto per mal di testa, mal di denti, nevralgie, dolori muscolari e osteoarticolari, dolori mestruali. Fin qui niente di male, ovviamente. Quando serve può essere usato per brevi periodi ed è certamente utile. Ma le aziende che preparano questo farmaco aggiungono una serie di altre sostanze, chiamate eccipienti, che a loro dire servono da coadiuvanti tecnologici per il mantenimento della compressa stessa e del principio attivo, cioè servono per far si che la compressa non si sciolga con gli sbalzi di temperatura, che non rilasci o perda il suo principio attivo prima di essere deglutita, e così via. Peccato che per assolvere a questi compiti, chimicamente piuttosto banali da controllare considerando il livello di tecnologia che si è raggiunto da diversi decenni ormai, vengono usate sostanze altamente tossiche come inchiostro, talco, biossido di titanio (colorante definitivamente vietato dalla UE nel 2021, per la sua tossicità, in tutte le preparazioni alimentari, ma non nei farmaci!), ossido di ferro E172 (ruggine, semplicemente, cioè polvere di ferro ossidato), oppure la gommalacca (una secrezione prodotta da un insetto e depositata sugli alberi, che ha molti usi industriali come ad esempio la lucidatura dei mobili in legno. Non viene considerata tossica per l’uomo ma a dire il vero di studi davvero seri e obiettivi su questa sostanza non ne esistono. Quei pochi che esistono sono stati fatti o commissionati dall’industria chimica stessa e quindi poco affidabili per valutarne la reale tossicità).

Nella immagine: gli eccipienti tossici presenti nel farmaco Nurofen

Ora, è risaputo che talco, biossido di titanio e inchiostro a base di polvere di ruggine siano sostanze estremamente tossiche per l’organismo degli esseri viventi. Questo è stato già dimostrato ampiamente da molti studi, quindi non vale la pena soffermarsi sul citare tali studi e sul dimostrare che irritano l’organismo e possono danneggiare tessuti e cellule in maniera anche molto severa (ad es. il talco può determinare cancro di vari organi). Quello che mi chiedo è come mai l’industria non si preoccupa di sostituire questi eccipienti con altre sostanze più naturali e non tossiche? Tali sostanze esistono, infatti alcune aziende alimentari e farmaceutiche hanno cominciato ad usarle per ridurre il carico di tossicità nei cibi o nei farmaci. Un esempio su tutti: come colorante naturale al posto della ruggine (ossido di ferro E172) viene usato il betacarotene o altro colorante naturale come l’estratto di barbabietola. Come addensante naturale al posto del talco alcune aziende usano l’amido di riso o la fecola di patate, oppure la farina di avena. Lo stesso sta succedendo nel settore della cosmesi e delle creme, dove sempre più sostanze tossiche vengono sostituite con quelle naturali perfettamente assimilabili e non problematiche per il nostro corpo. Allora perchè nell’industria farmaceutica si usano ancora tutte queste materie tossiche? Perchè siamo ancora fermi all’età della pietra? Chiedo dunque che ci sia una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini e dei consumatori, sulla formulazione di farmaci, integratori e alimenti, e sugli additivi che l’industria aggiunge a questi prodotti, al fine di sensibilizzare maggiormente sia le persone che l’industria stessa, la quale non può continuare a usare materie prime tossiche quando da sempre sono disponibili in natura quelle non tossiche. I costi di approvvigionamento delle materie prime naturali sono probabilmente maggiori, per l’industria, ma le autorità sanitarie e politiche devono pretendere che l’industria utilizzi tutto ciò che è non tossico, dato che ciò è possibile. Voi cosa ne pensate?  Scrivete un commento qui sotto se vi va.

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