La cocciniglia è un insetto e dalla sua carcassa si ricava un estratto polverizzato di colore rosso carminio, che viene utilizzato come colorante ( indicato anche a volte con la sigla E120 in etichetta) in numerosi prodotti alimentari industriali, dal Campari ai succhi di frutta arancia rossa e agli yogurt alla frutta rossa (fragola, vedi alcuni yogurt Danone ad esempio). Esistono studi attendibili sulla sicurezza per l’organismo umano della assunzione di questa polvere di insetto? No, non ce ne sono, in quanto gli studi che esistono sulla polvere ricavata da questo insetto sono stati fatti da chi ha interesse ad usare in commercio la sostanza (industria alimentare) e tali studi stabiliscono soltanto – IN MANIERA DEL TUTTO ARBITRARIA – quella che potrebbe essere la DGA ovvero la dose giornaliera accettabile di sostanza nell’organismo

NOTA BENE: secondo diversi studiosi e autori, il concetto di dose giornaliera accettabile (DGA) è a tutti gli effetti un vero e proprio “inganno” perpetrato dalle industrie ai danni della salute del consumatore, dal momento che la dose giornaliera accettabile di sostanze ritenute tossiche o problematiche per l’organismo umano (se non fossero problematiche non avrebbero nemmeno stabilito una dose giornaliera accettabile, non vi pare?) dovrebbe essere sempre pari a zero, specialmente quando tali sostanze non siano insite per natura nell’alimento oppure non siano necessarie e servano solo a mero scopo di miglioramento estetico o gustativo, come nel caso dei coloranti, degli aromi, dei conservanti ecc..

Al contrario, vi sono studi scientifici che mostrano come nelle fabbriche in cui si produce e si lavora il colorante cocciniglia, si siano sviluppati numerosi casi di asma professionale tra gli operai (vedi http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/13679965).

Altri studi scientifici al riguardo

l’effetto allergenico dell’acido carminico (sostanza contenuta nel rosso cocciniglia) è stato ampiamente dimostrato dagli studi scientifici, vedasi ad esempio addirittura dei casi di shock anafilattico causati in alcune persone dopo aver semplicemente bevuto delle bevande alcoliche contenenti tale colorante ——> http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9404569

Altri studi scientifici su allergie e asma provocati da ingestione o inalazione del colorante E120 possono essere consultati ai seguenti link:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/13679965

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/7538438

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10624494

Ma allora, come mai questo colorante è ammesso nei prodotti alimentari, farmaceutici, nella colorazione di tessuti…?

Perchè appunto si presume convenzionalmente e del tutto arbitrariamente che una ristretta dose (quantità) di additivi e sostanze problematiche aggiunte nei prodotti alimentari, entro certi parametri, non possa danneggiare l’intestino e l’organismo umano. E’ da ritenersi un parametro serio e di coscienza per tutelare la salute pubblica? Noi pensiamo di no. Tutto ciò viene permesso alle industrie alimentari a fini di produttività e risparmio sulle materie prime. E’ chiaro che all’industria costerebbe maggiormente inserire nel prodotto del vero succo di arancia rossa piuttosto che una piccola dose di colorante in polvere o liquido. Tutto ciò viene permesso dalle autorità di controllo sulla sicurezza alimentare (EFSA nell’Unione Europea, con sede a Parma, e FDA per gli Stati Uniti) a causa delle potenti pressioni di lobby e del potere finanziario delle multinazionali dell’industria alimentare, Però prima di dare ai nostri figli un succo di frutta di questo genere (che fra l’altro contiene sopratutto acqua, zucchero e nessuna vitamina, in quanto le vitamine si perdono dopo poche ore dall’estrazione del succo dal frutto e a seguito del trattamento termico di pastorizzazione dei succhi), rifletteteci, ora che sapete. La conoscenza fa la differenza nelle nostre scelte alimentari. Se nessuno ci dice queste cose, noi leggiamo E120 tra gli ingredienti in etichetta e non sappiamo nemmeno cosa stiamo comprando (per quei pochi che leggono le etichette quando fanno la spesa….). Ma nel momento in cui conosciamo queste informazioni possiamo fare una scelta di acquisto libera e volontaria. Possiamo acquistare ugualmente il prodotto oppure lasciarlo intenzionalmente sullo scaffale di modo che a chi l’ha prodotto possa avanzare come rimanenza di magazzino e quindi costituisca un costo di smaltimento o di invenduto!


Articolo a cura di Gianpaolo Usai
Diploma di Nutritional Cooking Consultant
www.ciboserio.it

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